Itinerario 1: Arco Naturale Palinuro

Costa incontaminata dove è possibile scoprire insenature frastagliate, distese di spiaggia e incantevoli ed esclusive baie e grotte marine. Le torri saracene, il Castello della Molpa, lo Scoglio del Coniglio, la Baia del Buon Dormire ci indicano le tappe di un itinerario lungo la costa di rara bellezza. Il fiume Mingardo, il borgo di San Severino, il monte Bulgheria, ci faranno scoprire le difese naturali di questi luoghi scoperti da popoli venuti da lontano, che quì si stabilirono per il mite clima e la feconda terra…

Itinerario 2: Grotte di Castelcivita

Grotte di Pertosa: la grotte si sviluppano anch’esse nel massiccio degli Alburni e risalgono a ben 35 milioni di anni fa, sono le più importanti dell’Italia del sud, le uniche ad essere attraversate da un fiume sotterraneo, il Tanagro.

Itinerario 3: Oasi naturalistica di Persano

L’estensione dell’oasi naturalistica di Persano è di circa 110 ettari lungo le sponde del fiume Sele nei territori comunali di Campagna e Serre. È stata istituita nel 1981 intorno ad un lago artificiale formatosi in seguito allo sbarramento del fiume Sele con una diga gestita dal Consorzio di bonifica in Destra del fiume Sele, tale bacino rappresenta il cuore dell’Oasi. L’invaso è circondato da ambienti molto vari come il bosco igrofilo (salice, pioppo nero, pioppo bianco ed ontano nero), il prato allagato (narcisi, pratoline, ranuncoli ,gladioli selvatici, orchidee selvatiche), la foresta ripariale (felci, equiseti e giglio d’acqua), il canneto e le aree palustri (cannuccia, tifa, sparganio e giunco). Nel tratto collinare si estendono ampie zone di macchia mediterranea, bosco ceduo e prati naturali. Naturalmente le zone sono riccamente popolate di animali, tra i mammiferi la lontra (simbolo dell’oasi ed animale in via di estinzione), la puzzola, la donnola, il tasso, la volpe ed il cinghiale. Ma l’oasi costituisce soprattutto un riparo ed un punto di ristoro per gli uccelli, infatti si trova sulla rotta principale degli uccelli migratori che si spostano periodicamente tra l’Africa ed il Nord-Europa, infatti il bacino e le zone circostanti offrono abbondanti e facili opportunità di cibo agli uccelli migratori grazie alla enorme quantità di insetti, rettili ed anfibi ed alla fauna ittica (il cavedano, l’anguilla, la tinca, il barbo, la carpa, il vairone e la rara lampreda). Tra gli uccelli, in primavera, sono presenti la garzetta, l’airone rosso e l’airone cinerino, la nitticora, la sgarza ciuffetto, le anatre tuffatrici, la gallinella d’acqua, il porciglione e la folaga, tra i rapaci ci sono il gheppio, lo sparviero, il nibbio bruno e la poiana, mentre nei mesi invernali il falco pellegrino.

Iinerario 4: Roscigno

Roscigno fa parte della Comunità Montana Alburni, del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e della Diocesi di Teggiano-Policastro ed è, a causa della sua particolarissima storia, definita a giusto titolo la Pompei del 900.
Il nome del paese è una derivazione dalla dizione dialettale “russignuolo”, vale a dire usignuolo. Ha una economia agricola: abbondano sul suo territorio numerosi terreni coltivati ad olivi e viti.
Roscigno Vecchio, il centro storico, è una frazione completamente disabitata da tempo a causa della presenza di diverse frane. Il centro storico di Roscigno inizia a svuotarsi intorno all’anno 1902 a causa di due ordinanze del genio civile (la legge speciale n. 301 del 7 luglio 1902 e la legge n. 445 del 9 luglio 1908) che obbligano la popolazione al trasferimento nell’attuale ubicazione del paese, Roscigno nuova.
In Roscigno vecchia attualmente risiede un solo abitante (Giuseppe Spagnuolo) che, dopo la morte di Dorina, unica vera ultima residente, si è trasferito in una delle vecchie case, trascorre le giornate per le vie deserte del paese dove, talvolta, giunge qualche turista; il solitario abitante (poco più di 50 anni) ne approfitta allora per fare da cicerone. Nel 2000 il centro storico di Roscigno contava 1 abitante[2].

Itinerario 5: Acciaroli

Dai, accompagnami domani, ti farò vedere dei posti bellissimi. Sono sicuro che ti resteranno nel cuore”. Quando chiudo la telefonata con Davide alzo gli occhi al cielo e sbuffo.
Lui è il mio più caro amico, oltre che compagno di scuola dalle medie al liceo. Gli voglio un gran bene, ma ha il vizio di mettersi nei guai e spesso trascina anche me nelle sue pazze avventure.
Questa volta ha deciso di farmi conoscere le bellezze del Cilento, nel salernitano. Domani dovrà lavorare nella zona di Acciaroli, nel comune di Pollica e cerca qualcuno che gli tenga compagnia lungo il tragitto.
La mattina successiva alle sette sono già pronta; nella borsa una macchina fotografica, penna e carta, acqua, cracker e cellulare. Imbocchiamo l’autostrada e dopo poco più di un’ora siamo a Battipaglia.
La direzione da prendere è quella per Agropoli, poi arriveremo a Pollica.
“Sono soltanto altri 15 chilometri” – mi informa Davide.
E’ un attimo: mentre l’auto macina curve su curve – e il mio stomaco si contorce – il paesaggio cambia completamente. Il cemento lascia spazio al verde, i cantieri che avevamo incontrato sull’autostrada sono già un ricordo, sostituiti dalla vista mozzafiato del sole che si riflette sull’acqua e crea giochi di luce incredibili.
Arriviamo nel porto di Acciaroli e lo troviamo popolato più che di persone, di barche per la pesca.
A quanto pare, l’economia marinara cilentana non si ferma neanche in pieno inverno.
Il mio amico mi dice che per lui è arrivato il momento di lavorare, perciò mi lascerà per qualche ora da sola, a contemplare la perfezione di questo luogo.